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Parco Relazionale

Tutte le forme materiali di perdita, di esclusione, di assenza profonda (povertà, malattia, opportunità, lavoro, formazione…) – oltre ogni ragionevole, realistica dinamica economica, sociale e relazionale del e nel presente – recidono materialmente e simbolicamente i legami di interdipendenza e di coesione – la reciprocità – e fanno degli assunti imprescindibili finanziari, sviluppisti e distruttivi del nostro modello di crescita una mannaia mortale delle relazioni di felicità.
La qualità della Cura della Relazione come condizione strutturale di autentici legami di cura orienta le nostre scelte e la nostra esistenza materiale. Questo processo fondativo di riconoscimento reciproco, questa sorellanza e fratellanza etologica e sociale, spirituale ed economica, civile e politica è stata certo molto male interpretata, anzi negata del tutto, dal modello culturale vincente del secolo scorso, quello dell’Homo oeconomicus. Sia perché questo modello nega, in principio, la differenza prima – quella tra donne e uomini – e poi perché antepone l’egoismo e l’interesse personale, il profitto e il consumo alla coesione e alla reciprocità, sostituendo il valore della fragilità e della interdipendenza del codice umano evolutivo originario con le «bugie sulla crescita infinita e sulla subordinazione dei diritti e dei desideri fondamentali della vita alla ricchezza materiale e al potere finanziario».
Dunque, il nostro impegno di cittadinanza, di Terzo settore e/o di volontariato può essere un comodo tappabuchi della società così com’è o diventare un atto d’amore e un gesto rivoluzionario che chiede la trasformazione, una conversione trasformatrice – come direbbe Annarosa Buttarelli – per soddisfare i bisogni soggettivi e collettivi, garantire i diritti e liberare dalle loro catene i desideri.
La scelta di tessere un altro modello di sviluppo che ri-disegna il mondo possibile, oltre che amarlo, diventa oggi una necessità, un contesto comunitario in cui ci riprendiamo la sovranità delle relazioni, delle lotte presenti e passate, ridiventando donne e uomini nella Economia della Reciprocità (Esposito, 2015). 
Qui, appunto, l’Economia si fa cura e la Cura della Relazione assume i Legami di Reciprocità e la stessa relazione di cura e/o di aiuto in un nuovo orizzonte di vita sostenibile.

Un PARCO RELAZIONALE è, appunto, questo. Una esperienza economica e sociale, produttiva e non profit, un servizio sociale e socio-sanitario complesso che garantisce livelli essenziali di assistenza, una iniziativa di commercio solidale sulla filiera corta dei prodotti della terra, una ricerca-azione sulla qualità della vita, una fabbrica di beni comuni non nocivi e rispettosa della dignità del lavoro. Un PARCO RELAZIONALE è un territorio, un’agorà, un bene comune, un servizio complesso, un sistema produttivo che abbia al centro l’impronta etologica ed ecologica sostenibile e, soprattutto, la cura della RELAZIONE.

 

 

 

 

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