Vi regalo uno specchio
Lettera di Francesca

Ci siamo chiesti chi poteva scrivere dell’evento del 6 novembre. Di un incontro inedito fra Comunità Terapeutiche e il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Non abbiamo voluto una conferenza scientifica e nemmeno una vertenza. Cos’è il resto? Forse una storia, forse uno specchio, come ci insegna Francesca. 

Non ho mai avuto un buon rapporto con gli specchi.
Per una vita hanno riflesso un’immagine distorta di me. Un susseguirsi di immagini artefatte, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
La mia incessante ricerca di approvazione mi ha sempre portato a camuffarmi per essere ciò che gli altri volevano che fossi. Fino a perdermi completamente di vista, iniziando a rincorrermi ma senza trovarmi.
In ogni cosa che ho fatto ci ho sempre messo tutta me stessa con spavaldo coraggio solo per riuscire a colmare vuoti infiniti fino ad arrivare al punto di mettere a repentaglio la mia vita, calpestando la mia dignità, perseguitandomi inferocita.
Divenni all’improvviso come una mina vagante. Ero “fuori”. Fuori di casa, fuori dalla mia vita, fuori dalla realtà che non mi piaceva. Non volevo più sentire, non volevo più subire.
Il mio tempo passato è fatto di ricordi sbiaditi, di flash, di parentesi che si aprono e si chiudono.
E poi quegli occhi, gli occhi di chi ti ama colmi di dolore, paura, sconforto, delusione.
Ma quando, in un momento di lucidità, in quegli sguardi colsi un barlume di speranza mi rivolsi a loro dicendo:  «ho fatto un enorme casino e non so come uscirne».
Entrai senza riluttanze, facendomi accogliere, evitando di alzare muri inutili, perché qui dentro prima o poi i muri cadono fino a farti vedere cosa c’è oltre le macerie.
Passato l’entusiasmo iniziale diventò tutto pesante, respiravo noia e tutto andava avanti quasi per inerzia (…) la mia tecnica fu quella di comunicare il più possibile l’insofferenza che provavo nei gruppi, con i compagni e gli operatori.
Ho ascoltato molte storie e ho avuto la possibilità di raccontare la mia.
È come tornare bambini, i genitori ti tengono per mano, ti rialzano se cadi, fino a quando non si è capaci di camminare da soli.
Ho fatto i conti con la tolleranza, soprattutto verso di me, oggi ho più rispetto per il tempo, per le nuove emozioni e per la vita.
Mi sono presa uno specchio perché so che oggi vedo un’immagine sincera di me.
Ve lo regalo. Magari funziona anche tra voi. 

 

 

 

 

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