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Locri 2017. Testimoni di bellezza
di Mariangela D’Avanzo

Inizia così la nostra avventura verso Locri, un viaggio vissuto attraverso gli organi sensoriali alla scoperta di una terra che, nonostante sia in parte contaminata e avvelenata, ha voglia di rinascere, di essere ancora fertile e viva. Durante questo meraviglioso percorso, guidati da splendidi ragazzi, nostri referenti per Libera a Reggio Calabria, abbiamo ascoltato testimonianze, storie di vita e di morte, vissuti di chi ha scelto di dire No alla ‘ndrangheta, di chi ha scelto di rischiare, di soffrire, di avere coraggio e paura, e spesso di perdere, in nome della dignità, in nome della verità e della giustizia.

Abbiamo ascoltato storie di famigliari che a causa di gente senza onore ha perso tutto, ma che nonostante ciò, non ha smesso di credere nella propria Terra, camminando per le vie della propria città a testa alta.
Abbiamo incontrato Stefania Gurnari, madre di Antonino, gioioso bambino di 13 anni, che convive da circa 10 anni con una scheggia di proiettile accanto alla carotide, sopravvissuto miracolosamente, e che non era consapevole, ovviamente, che la piazza del proprio paese che doveva essere lo scenario per la sua recita scolastica, quel giorno doveva essere, invece, palcoscenico di una resa di conti tra faide; abbiamo ascoltato le parole di Antonino Quattrone, ritornato nella sua Terra solo per la Giornata della Memoria, costretto a vivere lontano e costretto,
insieme alle sue sorelle, a crescere senza un padre, ucciso dalla ‘ndragheta, colpevole solo di essere un funzionario dell’ispettorato del lavoro, ingaggiato per indagare su alcuni illeciti nel campo edilizio, e senza una madre morta poco dopo dal dolore.
Abbiamo incontrato Tiberio Bentivoglio, che ci ha insegnato ad indignarci dinanzi alle barbarie della malavita e a reagire con intelligenza, per amore del giusto. Abbiamo ascoltato la sua storia, che da 25 anni vive nella paura, che da 25 anni, da quel coraggioso NO al pizzo, lotta insieme a sua moglie, per tenere stretto a sé il frutto del loro lavoro, dei loro sacrifici.
E ancora, l’incontro con Demetrio Spagna, che richiamato dall’amore per la musica e per la propria Città ha cercato attraverso il Museo dello Strumento Musicale di impegnarsi e di offrire qualcosa di bello ai cittadini, ma che ancora oggi deve fare i conti con chi vuole avere il controllo su ogni angolo della Città, resistendo ai tentativi di ostacolarlo.
Abbiamo incontrato i genitori di Dodò, Domenico Gabriele, morto a 11 anni per sbaglio, se per sbaglio si può morire, su un campetto di calcio mentre giocava, vittima innocente di un regolamento di conti tra ‘drine. Genitori costretti a vivere sotto scorta, per aver preteso giustizia;
o ancora, i Signori D’Agostino, genitori del poliziotto Nino D’Agostino, ucciso dalla mafia insieme alla moglie che aspettava un bambino: la loro storia è quella di persone distrutte ma
determinate ad ottenere giustizia. Sui loro volti la rabbia di chi non conosce colpevoli; nei loro cuori la determinazione, che dura da 30 anni, nel non cedere, testimoniata dalle promesse che ciascuno ha fatto a se stesso: il Signor Vincenzo non ha più tagliato barba e capelli, in attesa di trovare un volto ed un nome agli assassini di suo figlio; la moglie Augusta ha espresso il desiderio che sulla sua lapide vengano incise le parole: “qui giace una madre in attesa di giustizia.”

Abbiamo concluso la giornata con un bel momento conviviale presso la pizzeria SpaccaNapoli, una pizza dal gusto speciale, il gusto della libertà, il gusto di un luogo che, senza remore, ha aderito alla rete antiracket di “ReggioLiberaReggio”.

Ed ecco giunto il 21 Marzo, giorno che da quest’anno è diventato istituzionale, il Giorno della Memoria, il momento della marcia, il momento del coraggio, un momento intenso, ricco di significato; marciare con migliaia di persone, insieme alle istituzioni, insieme ai famigliari delle vittime, insieme ai bambini, nostra eredità, nostro futuro, stringendo la bandiera della Libertà, della Giustizia, della Pace, del Rispetto ha certamente segnato noi, quanto i nostri ragazzi.
Una marcia per le vie di un paese che a stento ha mostrato la propria adesione, un paese che, nascosto dietro delle tende, ci ha osservato senza grande partecipazione; un paese contagiato dall’omertà, che probabilmente non ha potuto comprendere il senso del nostro marciare.
Una Terra, quella della Locride, spesso nota per notizie di cronaca, è stata invece, il 21 Marzo, la Terra di gente proveniente da ogni angolo di Italia, dalle più svariate associazioni, cooperative, comunità, aggregazioni, che con entusiasmo, con grande emozione e partecipazione hanno marciato, a testa alta in nome di Valori nei quali è ancora essenziale Credere, e per i quali è ancora essenziale Combattere.
La partecipazione della Comunità Alloggio La Tartaruga, come unica rappresentante della Campania, è stata un’opportunità meravigliosa, ricca di emozioni, ricca di vissuti che hanno lasciato in tutti noi un segno indelebile. Un’esperienza durata tre giorni intensi, pieni, che ci hanno unito e arricchito; un susseguirsi di emozioni che nonostante si provino a raccontare, restano segnate nel nostro animo e sulla nostra pelle.
Un viaggio vissuto con dei compagni, gli amici di Brescia, Genova e Roma, davvero fantastici; un percorso che ha creato dei legami sani, importanti, destinati a crescere nel tempo; legami che hanno dato l’opportunità ai ragazzi di Tartaruga di confrontarsi e di relazionarsi con realtà per
certi aspetti diverse dalla loro, interazioni significative non solo con gli altri ragazzi partecipanti, ma anche, e soprattutto, con gli altri operatori.
Luigi, Francesco e Bakary, minore straniero non accompagnato, scelti dall’équipe della Comunità Tartaruga per questa esperienza, hanno dimostrato grande rispetto ed empatia per ogni storia che abbiamo ascoltato; con grande partecipazione hanno affrontato ogni attività prevista; con grande spirito di adattamento, hanno vissuto questo percorso dimostrando responsabilità, maturità e collaborazione.
È stato un onore per me, operatrice che li ha accompagnati, vivere tale esperienza con loro; mi ha riempita di gioia e soddisfazione ricevere i complimenti per il comportamento e il giusto atteggiamento dei miei ragazzi; con la medesima gioia restituisco, per quanto possibile, ai miei colleghi e alle mie responsabili, che mi hanno dato l’opportunità di questo viaggio, ogni singola emozione vissuta.
Credo che ogni complimento ricevuto per il lavoro svolto con questi ragazzi, raccontato da loro stessi, debba essere per noi operatori, motivo di gratificazione; il nostro è un lavoro complicato, difficile, emotivamente forte, e spesso usurante; è per questo motivo che condivido quello che ho vissuto in prima persona, e a stretto contatto con i ragazzi, attraverso l’avventura di “Locri 2017”, che è stata per me fonte di grande formazione professionale e personale, e per i ragazzi motivo di crescita, ma anche una dimostrazione di quanto appreso in questa loro parentesi di vita in Comunità.

La nostra scelta educativa di relazionarci attraverso la pedagogia dell’esempio ci ha accompagnato anche a Locri e ho visto concretamente realizzare i suoi frutti.
Sento di essere tornata diversa, turbata … tuttavia, si tratta di un turbamento accompagnato dalla speranza del cambiamento … e dalla concretezza dei mutamenti visibili nei nostri ragazzi al ritorno. Esperienze come queste sono da rivivere “tutta la vita”!

 

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